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Italia fanalino di coda nello sviluppo delle tecnologie rinnovabili

27.10.2005

"Italia fanalino di coda nello sviluppo delle tecnologie rinnovabili"
dice un recente documento.
Le rinnovabili possono aiutare il VCO a superare la crisi ?
Le industrie locali possono riconvertirsi?
La discussione è aperta.
27.10.05

Dalle news del sito di Legambiente nazionale www.ecosportelloenergia.org riportiamo un documento di estremo interesse.

Nel 2004 le rinnovabili hanno coperto solo il 7% della domanda energetica nazionale, una percentuale piuttosto bassa rispetto ad altri Paesi europei e rispetto alle indicazioni del Libro Bianco della Commissione europea sullo sviluppo delle fonti rinnovabili. L'idroelettrico fa come sempre la parte del leone con quasi il 60% del totale, a seguire biomasse e rifiuti con circa il 30%, il geotermico con il 9%, mentre eolico e solare assieme non arrivano al 3%. Ma quello che desta ancora più preoccupazione è lo stato di avanzamento delle sviluppo tecnologico italiano nel settore dell'energia verde. È questo il quadro sullo stato delle fonti rinnovabili in Italia tracciato durante il convegno organizzato dal World Energy Council: "Le 3 P per le Rinnovabili in Italia: Potenzialità, Problemi, Prospettive".
Secondo Luigi Paganetto, Commissario straordinario dell'Enea, per risolvere il problema servono "Ricerca , innovazione e sviluppo: le tre direttrici su cui l'Italia deve muoversi per favorire l'incremento di energia da fonti rinnovabili sul totale dell'energia prodotta. Una scelta strategica per il nostro Paese".
Oggi in Italia i numeri delle rinnovabili sono ancora ridotti al minimo, sia dal punto di vista della produzione, sia dal punto di vista dello sviluppo del settore e con esso il numero di posti di lavoro. Solo per fare un esempio sono 1.000 gli addetti in Italia nel settore del fotovoltaico, contro i 6.000 del mercato tedesco e gli oltre 15.000 di quello giapponese.
Corrado Clini, direttore generale del ministero dell'Ambiente, ha ricordato che "il ministero ha investito 45 milioni di euro negli ultimi quattro anni nel Sud-Est e nel Sud del Mediterraneo, con un ritorno trascurabile per le imprese italiane. È quindi importante - sostiene Clini - aprirsi alle tecnologie innovative per arrivare sul mercato estero". Il rischio imminente per l'Italia è quello di vedersi invasa dalla tecnologia e dagli operatori stranieri se non si attiva per dare nuovo sviluppo alle tecnologie Made in Italy. "Il caso del fotovoltaico in Italia - secondo Clini - può trasformarsi in un grande vantaggio per i produttori tedeschi se non arriverà una reazione da parte delle nostre imprese".
"In altri Paesi europei, in particolare Germania e Spagna - sostiene Paganetto - i nuovi settori industriali delle rinnovabili per le tecnologie fotovoltaiche si presentano già oggi come una realtà consolidata, con un indotto significativo in termini economici, di occupazione e di crescita sul mercato internazionale. La Danimarca spicca a livello europeo per la produzione di energia eolica, mentre la Spagna vanta trend di crescita delle esportazioni industriali di tecnologie per le rinnovabili tra i più sostenuti dell'Unione europea".
Per dare più ossigeno alla ricerca sulle nuove tecnologie da parte delle imprese Sergio Garribba, direttore generale del ministero delle Attività produttive, ha annunciato che il suo dicastero intende "promuovere distretti pilota per le energie rinnovabili in modo che la sperimentazione possa essere condivisa e creare delle economie di scala che altrimenti non ci sarebbero".