|
Dalle news del sito di Legambiente nazionale www.ecosportelloenergia.org
riportiamo un documento di estremo interesse.
Nel
2004 le rinnovabili hanno coperto solo il 7% della
domanda energetica nazionale, una percentuale
piuttosto bassa rispetto ad altri Paesi europei e
rispetto alle indicazioni del Libro Bianco della
Commissione europea sullo sviluppo delle fonti
rinnovabili. L'idroelettrico fa come sempre la parte
del leone con quasi il 60% del totale, a seguire
biomasse e rifiuti con circa il 30%, il geotermico con
il 9%, mentre eolico e solare assieme non arrivano al
3%. Ma quello che desta ancora più preoccupazione è lo
stato di avanzamento delle sviluppo tecnologico
italiano nel settore dell'energia verde. È questo il
quadro sullo stato delle fonti rinnovabili in Italia
tracciato durante il convegno organizzato dal World
Energy Council: "Le 3 P per le Rinnovabili in Italia:
Potenzialità, Problemi, Prospettive".
Secondo Luigi Paganetto, Commissario straordinario
dell'Enea, per risolvere il problema servono "Ricerca
, innovazione e sviluppo: le tre direttrici su cui
l'Italia deve muoversi per favorire l'incremento di
energia da fonti rinnovabili sul totale dell'energia
prodotta. Una scelta strategica per il nostro Paese".
Oggi in Italia i numeri delle rinnovabili sono ancora
ridotti al minimo, sia dal punto di vista della
produzione, sia dal punto di vista dello sviluppo del
settore e con esso il numero di posti di lavoro. Solo
per fare un esempio sono 1.000 gli addetti in Italia
nel settore del fotovoltaico, contro i 6.000 del
mercato tedesco e gli oltre 15.000 di quello
giapponese.
Corrado Clini, direttore generale del ministero
dell'Ambiente, ha ricordato che "il ministero ha
investito 45 milioni di euro negli ultimi quattro anni
nel Sud-Est e nel Sud del Mediterraneo, con un ritorno
trascurabile per le imprese italiane. È quindi
importante - sostiene Clini - aprirsi alle tecnologie
innovative per arrivare sul mercato estero". Il
rischio imminente per l'Italia è quello di vedersi
invasa dalla tecnologia e dagli operatori stranieri se
non si attiva per dare nuovo sviluppo alle tecnologie
Made in Italy. "Il caso del fotovoltaico in Italia -
secondo Clini - può trasformarsi in un grande
vantaggio per i produttori tedeschi se non arriverà
una reazione da parte delle nostre imprese".
"In altri Paesi europei, in particolare Germania e
Spagna - sostiene Paganetto - i nuovi settori
industriali delle rinnovabili per le tecnologie
fotovoltaiche si presentano già oggi come una realtà
consolidata, con un indotto significativo in termini
economici, di occupazione e di crescita sul mercato
internazionale. La Danimarca spicca a livello europeo
per la produzione di energia eolica, mentre la Spagna
vanta trend di crescita delle esportazioni industriali
di tecnologie per le rinnovabili tra i più sostenuti
dell'Unione europea".
Per dare più ossigeno alla ricerca sulle nuove
tecnologie da parte delle imprese Sergio Garribba,
direttore generale del ministero delle Attività
produttive, ha annunciato che il suo dicastero intende
"promuovere distretti pilota per le energie
rinnovabili in modo che la sperimentazione possa
essere condivisa e creare delle economie di scala che
altrimenti non ci sarebbero". |