Oggi a
Roma il convegno "Kyoto chiama Italia". All'incontro anche
Enel, GRTN e Assoelettrica
Un
aumento dell’11% dei consumi elettrici negli ultimi dieci
anni (ben oltre la media europea) e una crescita del 12%
delle emissioni di CO2 dal 1990 ad oggi. Mentre i
cittadini vedranno nei prossimi mesi un rincaro delle
bollette tra il 4 e il 5%. In queste tre cifre si
può ragionevolmente sintetizzare lo scenario energetico
italiano. Un settore che ha perso pesantemente terreno
rispetto a molti paesi europei e che oggi sopporta i costi
variabili più pesanti d’Europa pur vantando i margini di
guadagno più elevati. Una questione che riguarda
il futuro energetico italiano, soprattutto perché il
differenziale di innovazione con il resto d’Europa rischia
oggi di tradursi in un differenziale nei tassi di crescita
del Pil e d’inflazione, d’inchiodarci ad altri anni di
stagnazione e ad un progressivo declino.
(continua...)
Ecco dunque le ragioni del confronto di oggi tra
Legambiente e Romano Prodi nel convegno “Kyoto chiama
Italia” promosso dall’associazione ambientalista e
svoltosi a Roma. Un dibattito che ha visto la
partecipazione, tra gli altri, di Andrea Bollino,
presidente GRTN; Roberto Della Seta, presidente di
Legambiente; Fulvio Conti, amministratore delegato Enel;
Enzo Gatta, presidente di Assoelettrica; Ermete Realacci,
presidente onorario di Legambiente; Massimo Mucchetti,
Corriere della Sera; Francesco Ferrante direttore generale
Legambiente; Massimo Scalia, movimento Ecologista; Duccio
Bianchi, Ambiente Italia; Massimo Serafini, responsabile
energie rinnovabili di Legambiente; Edoardo Zanchini,
responsabile infrastrutture e trasporti di Legambiente;
Gianni Silvestrini, Kyoto Club.
Il vero nodo della discussione oggi è un modello
energetico che a livello mondiale continua a essere
incentrato sui combustibili fossili e magari anche a un
rilancio del carbone. “E’ a questi problemi e
alle conseguenze dello scenario in corso – dichiara
Roberto Della Seta, presidente di Legambiente - che
occorre trovare una risposta concreta ed economicamente
sostenibile, promuovendo un modello alternativo
che sia capace di disegnare una prospettiva di sviluppo
fondata su risparmio energetico e su fonti rinnovabili, di
rilanciare innovazione e ricerca per farci uscire
dall’economia del petrolio e costruire un futuro più
sicuro, pulito, moderno”.
Sarà superfluo ricordare forse come nulla sia stato fatto
per riequilibrare il sistema dei trasporti a favore della
ferrovia e del cabotaggio, anzi con la Legge obiettivo si
è imboccata la via opposta (oggi i quattro quinti dei
passeggeri e delle merci viaggiano su gomma, siamo la
“maglia nera” d’Europa); nulla, ancora, per sviluppare le
fonti energetiche pulite: nell'energia eolica
siamo dietro anni luce alla Germania e alla Spagna, nel
solare siamo quasi all’anno zero; nulla per
potenziare la ricerca sull’innovazione energetica, a
cominciare dall’idrogeno. Infine è evidente
l’assenza di una strategia per adempiere agli obiettivi
previsti dal Protocollo di Kyoto. E’ una politica
di corto respiro, che manda un segnale negativo
all’industria italiana, permette alle aziende qualche
sconto rispetto ai costi previsti per lo sforamento degli
obiettivi e alle multe previste dalla Direttiva, consente
di continuare in una direzione sbagliata (ma le emissioni
saranno comunque maggiori, con una spesa prevedibile
nell’ordine di 500milioni di Euro).
“Invece – continua Della Seta - si deve guardare
lontano, ad una prospettiva di generazione distribuita se
si vuole dare risposta ai problemi della bilancia
energetica italiana. Occorre partire dalle diverse
esigenze della domanda elettrica, termica, industriale, di
mobilità per conseguire obiettivi di efficienza e di
riduzione dei consumi capaci di produrre vantaggi
economici e una nuova prospettiva industriale”.
Come per esempio puntare con decisione
alla riduzione dei consumi e dei fabbisogni energetici, di
almeno il 20%, a parità di comfort e servizi:
sembrerebbe un obiettivo ambizioso ma è invece, grazie
anche all’innovazione tecnologica, a portata di mano.
Serve volontà politica.
Realizzare contemporaneamente un forte sviluppo
delle fonti rinnovabili che arrivi a produrre il 25%
dell’elettricità con energie “pulite” e a raddoppiare il
ruolo rispetto al fabbisogno energetico.
E’ possibile in cinque anni realizzare uno straordinario
sviluppo dell’eolico (triplicando gli impianti già
installati), del solare fotovoltaico (al ritmo di 500MW
l’anno), del solare termico (500mila mq l’anno), delle
biomasse. Perché oggi diverse fonti rinnovabili
sono già mature e hanno solo bisogno di regole chiare per
l’integrazione e di incentivi trasparenti come il “conto
energia”. Investire nelle fonti rinnovabili
permette di creare circa 10 volte più occupazione rispetto
alle tecnologie tradizionali, puntare sull’efficienza
consente di realizzare risparmi economici consistenti in
pochi mesi.
Aumentare l’efficienza nella produzione
convenzionale e la sicurezza della rete nella prospettiva
di una generazione diffusa. Negli impianti industriali e
nel parco centrali esistente occorrono interventi di
razionalizzazione e recupero energetico nei processi
produttivi, di aumento del rendimento (per passare dal 35%
attuale a una media oltre il 55%), che permettano la
chiusura di impianti vecchi e inquinanti.
Puntare a ridurre i consumi energetici dovuti al settore
dei trasporti che dal 1990 al 2003 ha aumentato le
emissioni di CO2 del 25% (dalle 104.357 Kton di CO2 alle
130.400 del 2003). E’ infatti possibile diminuire i
consumi di petrolio: spostando gli investimenti dalla
strada alla ferrovia e al cabotaggio; rilanciando il
trasporto pubblico in ambito urbano e di tutte le
politiche che ne favoriscono il rafforzamento; utilizzando
la leva fiscale per orientare il mercato e le tecnologie
che producono meno emissioni; dando finalmente una
prospettiva allo sviluppo dei biocarburanti.
Sono queste in estrema sintesi le proposte che Legambiente
ha rivolto a Romano Prodi. “Questa direzione di
marcia – aggiunge il presidente di Legambiente - conviene
in termini ambientali, in termini energetici e di costi
perché permette di ridurre consumi e importazioni di fonti
fossili, in termini di efficienza del sistema, di
autonomia e sicurezza. Lo scenario che Legambiente propone
non solo è portata di mano da un punto di vista tecnico,
ma soprattutto è in grado di produrre risultati già nel
primo periodo di applicazione del Protocollo di Kyoto”.
Una prospettiva di questo tipo consente di innescare un
processo virtuoso e una chiave italiana rispetto a una
ricerca che può incrociare da un lato il settore edile e
l’architettura – aprendo inedite prospettive di
innovazione tecnologica – e dall’altro la filiera agricola
con possibilità sorprendenti di integrazione del reddito
attraverso lo sviluppo delle biomasse, dei biocombustibili,
del solare e dell’eolico.
L’Ufficio stampa
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