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"Rapporto Energia-Ambiente 2005" Enea: cresce la spesa energetica ma non le rinnovabili

10.02.2006

"Rapporto Energia-Ambiente 2005" Enea: cresce la spesa energetica ma non le rinnovabili

"Viviamo in un contesto energetico sempre più caratterizzato da interdipendenza e incertezza. Ciò comporta effetti per un Paese come il nostro, dipendente dall'importazione dei combustibili fossili, in termini sia sui costi che sugli approvvigionamenti. Per contrastare questi effetti occorre dare più flessibilità al sistema degli approvvigionamenti e modificare il mix delle fonti nelle politiche da adottare, tra quelle a breve e quelle a lungo termine. A breve bisogna puntare sull'uso razionale dell'energia guardando particolarmente al settore dell'industria e dei trasporti, che è quello che mostra i maggiori aumenti di consumo. Bisogna puntare su energia distribuita a livello locale, sia con piccoli impianti tradizionali, sia con le rinnovabili. E proprio sulle rinnovabili occorre investire di più, specialmente per le attività di ricerca ", ha detto Luigi Paganetto, Commissario straordinario dell'Enea, in occasione della presentazione del "Rapporto Energia-Ambiente 2005". (continua) Nel 2004 il consumo interno lordo di energia si è assestato a 196,8 Mtep, con un aumento dell'1,3% rispetto al 2003. La crescita dei consumi energetici è paragonabile a quella del Pil e non ha determinato variazioni nei valori dell'intensità energetica, che si attesta sui 187 tep/M€. In continuo aumento la domanda interna di gas naturale (+3,8%), che tocca i 66,5 Mtep e rappresenta il 34% dei consumi di energia primaria. Il consumo complessivo di prodotti petroliferi è stato pari a 88 Mtep (45% dei consumi di energia primaria), con un calo del 3,1% rispetto all'anno precedente, in linea con il trend registrato negli ultimi anni. Nel 2004 la richiesta totale di energia elettrica ha raggiunto 325,4 TWh, con un incremento dell'1,5% rispetto al 2003. L'aumento dei consumi elettrici, inferiore all'incremento registrato negli anni precedenti, dipende essenzialmente dal rallentamento della crescita dei consumi nel settore terziario e nell'industria e dalla minore domanda di energia espressa nel periodo estivo rispetto al 2003. La crescita dei consumi elettrici, superiore al tasso di crescita del Pil, ha determinato un lieve incremento dell'intensità elettrica (+0,2%) che, anche nel lungo periodo, mostra una consolidata tendenza alla crescita. Aumenta inoltre la dipendenza energetica e conseguentemente anche la fattura energetica dell'Italia verso l'estero: 29,3 miliardi di euro con un peggioramento, rispetto al 2003, di quasi 800 milioni di euro. Per quanto riguarda le rinnovabili siamo ancora lontani da un vero decollo che, nonostante i meccanismi di incentivazione messi in atto, potranno difficilmente soddisfare il 22% del consumo interno lordo di elettricità tra il 2010 e il 2012, come prevedono gli impegni assunti in sede comunitaria. In Italia, nel 2004, le rinnovabili hanno contribuito per poco più del 7% alla domanda complessiva di energia e per il 16% circa alla domanda elettrica. Tra le rinnovabili è ancora prevalente il ruolo dell'idroelettrico che fornisce oltre il 75% dell'energia elettrica da rinnovabili, mentre il contributo energetico da biomassa è attestato al 10% della domanda di energia e quello dei biocombustibili risulta inferiore all'1% della domanda nel settore trasporti. Eolico e solare sono tre le rinnovabili quelle che presentano le maggiori potenzialità di sviluppo, ma nonostante questo hanno contribuito alla domanda di energia solo per il 3%, decisamente al di sotto della media europea. Nel 2003 in Italia gli usi dell'energia nel loro complesso sono stati responsabili dell'emissione di circa 457 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Di queste, circa il 35% è emesso dalla produzione e trasformazione dell'energia, il 27,6% dal settore dei trasporti, il 18% dalle industrie manifatturiere e delle costruzioni e un altro 18% dagli altri settori. Confrontando i dati attuali con quelli del 1990 si evidenzia come il settore dei trasporti abbia avuto l'incremento più elevato (+23,7%), seguito dal settore della produzione e trasformazione energetica con un incremento di circa 21%; non trascurabile anche l'aumento del 10% che si è osservato nei settori residenziale e terziario. Il solo settore delle industrie manifatturiere e delle costruzioni ha evidenziato una contrazione del livello di emissioni (-3,3%) e se ciò è attribuibile in parte a un miglioramento delle tecnologie impiegate e a una migliore efficienza energetica, nondimeno ha giocato un peso la crisi produttiva di alcuni comparti industriali. La traiettoria crescente delle emissioni dell'Italia rende imprescindibile il ricorso ai meccanismi flessibili previsti dal Protocollo di Kyoto.

Ecosportello Energia, Anno 2 Nr. 3 - 08 02 2006